L’EDUCAZIONE DEI GIOVANI.

L’EDUCAZIONE DEI GIOVANI. LA VIOLENZA. IL BENESSERE. I VALORI. INDIVIDUALITÀ E COLLETTIVITÀ. GIUSTA AUTORITÀ. VALORI NEUTRALI E MORALE. NUOVO RAPPORTO GENITORI-FIGLI. INSOSTITUIBILITÀ DEL RAPPORTO EMPATICO COI GENITORI.

D. : Abbiamo pensato di riprendere un discorso che a suo tempo hai trattato a lungo ed esaurientemente, cioè quello della educazione dei figli: è passato molto tempo, è cresciuta un’altra generazione di ragazzi, leggiamo gli errori commessi, e quindi abbiamo reputato forse interessante riproporti l’argomento, che si giocherà sulla contrapposizione tra permissività e rigore, iniziando da una domanda di carattere generale: reputi che sia possibile su questo nostro pianeta e nella nostra situazione che si realizzi un ideale di non violenza, sia nel privato che nel sociale?

A.: Il discorso della e(ducazione) sulla libertà è un discorso estremamente difficile: gli uomini prevaricano sugli altri, è possibile che non lo facciano più? L’uomo per sua natura fisica tende a farlo, è difficile sradicarlo da questo principio di base che è legato al principio di sopravvivenza, e che naturalmente è l’an-tico retaggio di quando gli uomini erano costretti a difendersi da tutti, sia dalle fiere, sia dalla natura in generale e sia dagli altri uomini stessi.

La violenza era in una natura animale dell’uomo, la quale anche quando fu illuminata dalla presenza dello Spirito si trovò di fronte al problemino, lo chiamo problemino, di dover far convivere uno Spirito così diverso da una natura umana così estranea, e noi sappiamo bene che questo problemino non è stato mai risolto, perché lo Spirito in un corpo, dunque un’anima che vive la Terra, è un’anima succube della Terra, tanto è vero che l’anima non trionfa, l’anima solitamente è battuta, non tanto e non soltanto dagli istinti, si badi bene, quanto dal sistema economico, politico, sociale della Terra, che è costruito in modo tale da determinare creandole continuamente ingiustizie, sbilanciamenti. Il principio della ricchezza e dell’accumulo del danaro poi ha reso più difficile tutto quanto, e dunque sradicare dalla mente dell’uomo che l’accumulo è male, col sistema economico e sociale che avete in Terra è una impresa praticamente impossibile. Così come è praticamente impossibile sradicare nel povero il desiderio di ricchezza e di bene o di benessere. Entrambi, povertà e ricchezza, sono i due termini del discorso, ed allora ecco che tutto l’impianto dell’educazione nasce da qui. I giovani ovviamente, cioè tutte le nuove generazioni, sono immessi in questo sistema, e se voi insegnate ad un figlio a disinteressarsi totalmente del danaro lo rendete un infelice, dato il sistema che c’è sulla Terra, ma naturalmente sbagliate anche educandolo al possesso della ricchezza, perché poi lo sanno bene i ricchi che la ricchezza non genera la felicità, e quindi la via di mezzo resta sempre la solita vecchia via di mezzo, che la felicità – se si deve parlare di felicità, termine abbastanza improprio anch’esso, direi piuttosto l’equilibrio interiore che va a sostituire la parola felicità – nasce dalla maturità interiore e in questo c’è la rivincita dell’anima, la quale non si produce, non si manifesta, non c’è notoriamente nella vita quotidiana, ma la sua nostalgia è avvertita dalla coscienza umana per il fatto che solo perseguendo la via interiore che poi è la via dell’anima si raggiunge quell’equilibrio che i due estremi povertà e ricchezza non riescono a dare all’uomo. Allora è questo il punto centrale della pedagogia, il punto centrale dell’educare; educare a che cosa, per che cosa: educare al sistema della convivenza economico-sociale ? Per questo c’è l’esempio generale del mondo, non è neppure un fattore educativo, perché anche se non lo dite e se non educate, c’è tutto il mondo fuori che è costruito così, il mondo della famiglia, della scuola, del lavoro, della politica, il mondo delle grandi economie, è costruito sul profitto. D’altra parte l’uomo sociale per natura tende al benessere, e la tendenza al benessere, si badi, è una tendenza istintuale, perché gli uomini sono passati dalle grotte alle palafitte alle città perseguendo il principio del benessere, cioè di migliorare le proprie condizioni di vita, per renderle sempre più gradevoli. Quindi sicuramente questo principio deve essere legato all’istinto dell’uomo, all’istinto educato, plasmato, modellato comunque dalla presenza della natura alta dell’interiorità umana, vuoi che sia anima o che sia soltanto la sua mente. La pulsione, la tendenza è a migliorare le proprie condizioni di vita, le proprie condizioni esistenziali. Questo impedisce di fatto che l’uomo possa rinunciare al proprio danaro, per esempio: solo gli eroi rinunciano al proprio benessere, ma finanche le persone più spirituali, le persone più dedite alla vita dello Spirito, sono legate al proprio danaro, alle proprie ricchezze, ai propri beni, a volte in modo parossistico, e di-fendono questo danaro; finanche gli Stati, perché gli Stati si aggrediscono fra di loro e quindi le nazioni entrano in guerra per motivazioni economiche, raramente ideologiche, quasi sempre economiche. Quindi la legge del profitto si lega in realtà al principio del benessere, e quindi a quella felicità di tipo corporeo, sociale e umano che sembra far parte della natura dell’uomo, se è vero come è vero che dalle caverne alle grandi città della vostra modernità si passa attraverso un cambiamento, una rivoluzione che diventa poi anche etica perché gli uomini perseguono continuamente il miglioramento della vita, sino alle esplosioni scientifiche che poi portano alla cura delle malattie, alla dilatazione dei tempi di vita, e quindi ad un invecchiamento sempre più lontano, fino ad un tentativo estremo di voler sconfiggere finanche la morte. E allora in questo contesto direi proprio realistico l’educazione di un giovane diventa una educazione difficile. Intanto mi sembra chiaro ed evidente, al di là di ogni spiegazione e dimostrazione, che educare a determinati valori sia sempre importante. I valori rappresentano i capisaldi della mente, rappresentano i punti fermi ai quali la mente si riferisce automaticamente quando incontra le difficoltà: se questi valori sono ben fissati, le due punte estreme, povertà e ricchezza (ma ne potremmo creare tanti di punti estremi) si ammorbidiscono e arriveremmo a quella famosa via intermedia. I valori certi, come può essere il valore dell’onestà, come può essere il valore della lealtà, della sincerità, perché sono valori, e il valore della libertà e chi più ne ha più ne metta su questa strada, diventano capisaldi mentali che portano il giovane e poi l’uomo maturo a doversi comportare e vivere e sentire e progettare sempre avendo come punto di riferimento i propri valori interni.

Questi valori interni non sono l’anima, intendiamoci, quello è un altro discorso, ma il riferimento a questi valori interni consentono all’uomo di riequilibrarsi tra le due punte estreme, e intanto relazionando con gli altri uomini in modo diverso da come si relazioni chi per esempio non abbia dentro di sé i valori della lealtà, della sincerità, dell’onestà etc.. Una persona che sia stata educata ed abbia assunto questi principi, poi difficilmente diventerà disonesta, come ben sapete avendovelo detto molte volte; i valori radicati in primissima età, in una situazione di non conflitto familiare, in una situazione di esemplificazione da parte della famiglia perché i valori non si trasmettono raccontandoli, ma mostrandoli, quindi mostrandosi anche caratterialmente equilibrati, virtuosi, saggi, etc. etc., accompagnando tutto con una sana educazione teorica di principi nei primissimi anni d’età, consentono al soggetto di radicare i valori, di crescere senza nevrosi, e quindi integrando questi due grandi fattori dei valori e della non nevrosi, il soggetto cresce sano, quindi cresce libero. Poi tutto il resto è conseguenza, tutto il resto fa parte dell’utopia, nel senso che quanto detto apparirebbe anche estremamente semplice solo se i due futuri genitori si unissero in maniera congrua, cioè non nevrotica, perché poi i valori successivi, quelli della società, saranno naturalmente diversi, perché la società sarà disonesta, sarà piena di imbrogli, perché i poteri sono quelli che sono ed è inutile discutere, ma il soggetto li vedrà come equidistanti, lontani. Noi stiamo parlando del soggetto in quanto individualità, e membro di una società, ma di una società che non dipende da lui a questo punto, ma che lui può scrollarsi di dosso o tenerla a distanza o comportarsi in questa società in modo diverso cioè in modo sano. Poi si creerà il conflitto tra pubblico e privato, ma questo è problema attinente una sociologia e una politica più vasta, perché poi, e qui comincia l’utopia, è chiaro che se poteste avere non un soggetto educato così, ma mille soggetti, un milione, cinquanta milioni, un miliardo di soggetti, finirebbe col cambiare anche il sistema sociopolitico economico, perché questi futuri giovani avranno poi la possibilità di entrare nelle zone dove si prendono le decisioni sociali ed economiche apportandovi i loro principi di onestà, di probità etc. etc. Questo naturalmente è al momento l’utopia, tenuto conto che i poteri attuali si dissaldano soltanto con le rivoluzioni, ma qui poi si innesta un altro discorso perché le rivoluzioni sono prodotte da altri poteri che sostituiscono i primi. Ecco perché in linea di massima il discorso diventa difficile, ma intanto io vorrei aggiungere una cosa: ciascun essere umano è sulla Terra adempiendo ad un progetto dello Spirito, ma ogni Spirito viene sulla Terra per un progetto individuale, non per un progetto collettivo, questa è una cosa importante da sottolineare: nessun’anima viene per fare sociologia o per fare politica, l’anima viene per un processo di accrescimento, di apprendimento, dì maturazione, di cambiamento. All’anima individuale non interessa assolutamente nulla di quello che accade nella società umana, questo sia detto a chiare lettere, quindi la vita di ciascuno è una vita individuale e singola che vive con altre vite individuali e singole, quindi crea dei microgruppi o dei macrogruppi, ma sostanzialmente ciascun essere è solo per un progetto personale e non per un progetto collettivo. E’ chiaro che nell’incarnarsi accetta la collettività ed accetta le regole del gioco, ma questo nulla toglie al fatto fondamentale che l’esperienza è esclusivamente un fatto personale.

Questo deve essere detto, perché detto questo si capisce anche perché gli uomini poi non fanno le rivoluzioni e si attengono alle proprie vite; le rivoluzioni accadono di tanto in tanto lungo la vita dei secoli, ma generalmente gli uomini hanno la vita che hanno, felice o infelice, passiva o attiva, e stanno lì in attesa della morte. É questo periodo di tempo che tuttavia devono impiegare ed impegnare la vita affinché si accresca l’esperienza, ma resta un fatto soggettivo e personale. Allora l’educazione del giovane deve avere la prospettiva di questo quadro che abbiamo tracciato, un quadro di per sé né buono né cattivo, né ottimistico né pessimistico, un quadro di una situazione nel mondo. In questo mondo si inscrivono le utopie, nel senso che ogni soggetto che si incarna essendo tenuto a viversi un principio di fraternità finisce con l’avere anche una attività pubblica di pionierismo, di fraternità, di socialità, di processo culturale cioè, che significa coinvolgere altri esseri spirituali perché capiscano il senso della vita, questo poi dovrebbe essere la regola, quindi un umanesimo generalizzato, che tuttavia nei suoi particolari significa azione dell’uomo, cioè azione dell’anima sull’altra anima affinché poi si riconosca, riconosca la traccia del suo progetto umanistico nell’umano. In questo senso si passa poi alle indicazioni che nel giovane o per il giovane o comunque per colui che sta per maturare e sbocciare deve significare e significa poi anche impegno sociale, ma un impegno sociale trasversale, perché nel viversi la vita individuale l’uomo in una collettività è naturalmente in una istituzione sociale, alla quale deve dare la sua collabora-zione: se gliela dà col contrassegno dello Spirito, si tratta di una collaborazione matura, feconda, se gliela dà esclusivamente per finalità diverse che possono essere economiche, politiche etc..,, può significare una azione positiva ma anche negativa, secondo ciò che fa e ciò che svolge, ma qui il discorso ci interessa relativamente, perché è chiaro che l’impegno deve essere quello di mantenere alti i valori, e sulla Terra mantenere alti i valori significa azione politica, perché è azione politica nel dichiararsi contro l’ingiustizia, e quindi come vedete se è vero come è vero che l’anima è un essere individuale che viene sulla Terra per una esperienza soggettiva e personale, è vero che questo principio apparentemente così arido ed egoistico viene smorzato dal fatto stesso che la vita individuale è sempre anche un atto sociale e quindi un atto politico. Questo significa spiritualmente parlando che l’anima vive se stessa dandosi, cioè cooperando affinché altre anime rientrino nella giustizia, nell’ordine, nel benessere, nel cambiamento, nella cooperazione sociale, ma siamo sempre all’individuo che in un certo senso privatizza da una parte e col-lettivizza dall’altra il suo atto sociale, non si può fare a meno di essere così, e quindi diventa un errore considerare valore la collettività che espunge però il soggetto: diventa valore il soggetto che crea e modifica la collettività, e questa mi pare la cosa più logica se si tiene presente l’esistenza dello Spirito, cioè di quella realtà che rappresenta il massimo punto alto che deve essere fisso e inamovibile nella vita dei soggetti e dunque poi nella vita della collettività. Queste sono le cose da dire ai bambini, ai giovani, con linguaggio opportuno proporzionato alle varie età, mostrando con esempi, facendoli vivere e partecipare a questo processo di costruzione.

D.: La nostra generazione di genitori ha obbedito al mito culturale di un rapporto alla pari con i figli, basato su molti discorsi e poco o niente rigore, ma il risultato è stato spesso un genitore che ha perso il ruolo di referente ed un ragazzo insicuro e superficiale, portato alla vuota polemica. Come dare rispetto e contemporaneamente aiutare a crescere?

A.: Nella vita finanche biologica i ruoli restano ruoli. Essere alla pari non significa decadere dal ruolo ovviamente, nel senso che la dialettica deve essere alla pari, il che significa che quando si svolge gli elementi della dialettica sono alla pari, ma il bambino o il ragazzo devono sapere che il genitore sa di più; ma perché il bambino capisca che il genitore sa di più e non nel senso del sapere ma nel senso di aver vissuto di più, di aver capito di più, il genitore deve poi sapere di più. Il guaio è che i genitori sanno sempre di meno e i ragazzi sembra che sappiano sempre di più. Questo significa che non basta essere un soggetto umano che si chiama padre o si chiama madre, ma che l’essere padre o l’essere madre deve essere la conseguenza di una maturità realizzatasi nel soggetto. Quando c’è la maturità si crea sempre l’autorità di chi possiede la maturità, e la non autorità o una autorità in formazione in chi non possiede ancora la maturità, vale a dire nel figlio, un rapporto di maturità. La maturità non è in rapporto all’età naturalmente, mi sembra ovvio, la maturità è l’essersi cresciuti dentro, l’essere diventati maturi dentro, è anche questo un fatto ereditario. I figli di genitori maturi diventano maturi, è inevitabile che sia così, i figli di genitori immaturi restano immaturi. E’ così, perché la psiche si costruisce per immagine e somiglianza, cioè per copia. La psiche è fragile, è esposta, e dunque il bambino assimila immediatamente i genitori ed assimila i caratteri occulti dei genitori, cioè anche ciò che non viene detto, perché i bambini sono praticamente dei medium, dei sensitivi, la mente del bambino è sensitiva sino ad una certa età, il bambino assorbe l’ambiente come assorbe il linguaggio, vedete che il bambino impara a par-lare anche se non gli dite niente, il bambino impara a comportar-si, ad imitare il padre e la madre anche se non gli dite niente. C’è poi una natura genetica, il bambino somiglia ai nonni, ai prononni senza che gli abbiate mostrato e detto niente, c’è dunque una sensitività, c’è una ereditarietà, c’è un contatto continuo, finanche gli animali domestici imparano tratti umani stando con l’uomo, figuriamoci un bambino. Allora mettere alla pari i figli con i genitori è un errore se alla pari significa discutere col bambino come se fosse adulto perché adulto non è, discutere col bambino come se fosse maturo e maturo non è. Il problema sorge quasi sempre perché anche i genitori non sono maturi, allora c’è un incontro tra due soggetti immaturi, e a questo punto io non so più che dire, nel senso che l’errore è di base, è di partenza, e allora probabilmente rivedendo tutto quello che ho detto io, il concetto di utopia va esteso alla generalità del discorso, perché poi diventa utopico sperare che un bambino diventi sano e maturo con quei valori che abbiamo detto se proviene da una coppia immatura. La maturità porta l’autorità, autorità che non significa autoritarismo, l’autorità significa che la presenza genitoriale è avvertita come un carisma. Come voi avvertite il carisma del saggio, di colui che sa, che è carismatico non perché parla da carismatico, non perché conosce a memoria tutta la cultura, tutta la filosofia, tutto lo scibile, quello non è il carisma, il carisma è la capacità di saper essere una presenza finanche silenziosa nella quale voi riconoscete colui che ha e non solamente colui che sa.

Colui che ha che cosa? Che ha la qualità essenziale dell’essere maturo, di saper capire l’altro, di saper leggere l’altro, di saper ascoltare, di saper tacere, di possedere cioè quella voce silenziosa che può anche parlare e dalle cui labbra voi pendete come per un oracolo, a varie gradazioni, il carisma si fa riconoscere per possedere una autorità non esplicita, ma avvertita e sentita. Il carisma incarna un mistero, è la forza dell’anima, è la forza interiore che si mostra nella mente, nella psiche, che si raggiunge con gli anni, ma passa attraverso la maturità, è la maturità che porta a possedere e mostrare il carisma, una maturità che non è l’autoritarismo del forte, perché non si deve scambiare il falso carisma con il vero carisma. Certo, anche il falso carisma si mostra con determinati tratti, anche un delinquente può avere il carisma, anche una persona infida ha il carisma del male, per cosi dire. Noi stiamo parlando del carisma positivo, del carisma che illumina, perché anche nel “male” c’è la maturità, anche nell’organizzazione del male, cioè della perversione sociale c’è il carisma, c’è il carisma politico, c’è il carisma economico, sono rivolti ad altri fini. Noi parliamo del carisma educativo, del carisma mitico, spirituale, umanistico, quindi di quel carisma che conferisce una proiezione ed una introiezione di spiritualità tra due soggetti in comunicazione, non un carisma approfittatore ma un carisma dispensatore, e allora questo è un carisma positivo, non nasce dal danaro, dal potere, dalla forza politica, dalla forza fisica, anzi il vero carisma è inerme, perché è la forza di chi ha, non la forza di chi sa o può, ma naturalmente il carisma di chi ha che poi anche è una forza che dà, ma su altri piani e su altri livelli.

Senza voler pretendere che i genitori abbiano questo carisma, perché magari si raggiunge a cinquant’anni, la maturità però è un dato essenziale, perché la maturità comporta che anche il genitore continui a perfezionarsi ed a cambiare, che anche i genitori lavorino in questa direzione, si confrontino come tali, non come coppia di amanti, ma come coppia di genitori verso il figlio. Naturalmente perché la coppia sia tale bisogna che sia anche una coppia amante che maturi, scambi, si modelli e si trasformi come coppia di genitori, ma quello che va mostrato però al bambino non è né deve essere il lavoro della coppia che cambia, perché il bambino ha bisogno di referenti precisi. Il bambino non è in condizione di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è in elaborazione, anzi gli si confonde la mente. In questo senso il processo dialettico col bambino, e stiamo parlando di bambini in tenera età, è un processo che deve essere dialettico e democratico, ma con la precisione e la fermezza di chi sa rispetto a chi non sa, perché è il momento in cui bisogna fissare, ma proprio nel senso del fissaggio elettrochimico dei valori, e questi vanno fissati in maniera chiara, semplice ed elementare, nel senso che il bambino deve capire senza equivoco, senza dubbio, senza perplessità, deve introiettare. A questo punto possiamo aprire il discorso di quali debbano essere i valori, perché altrimenti si produce il lavaggio del cervello ma nel senso deteriore del termine. Voglio dire che anche i cristiani hanno i loro valori e li hanno trasmessi ai figli, ma anche i mussulmani hanno fatto lo stesso, ed hanno trasmesso i loro valori, e allora i valori devono essere neutrali affinché il bambino poi crescendo possa continuare ad elaborarli, devono essere neutrali, altrimenti è un processo di ideologizzazione che diventa un fattore negativo.

Allora se gli uomini convengono che ad esempio l’onestà sia veramente un valore valido per tutta la Terra, allora questo diventa un valore sacro, se la libertà è un altro valore, diventa un valore sacro, allora semmai il discorso a monte è sull’analisi dei valori, per capire se esistono valori i quali siano validi in tutti i tempi, ma in tutti i tempi con quella relatività storica naturalmente che significa anche revisione dei valori, ma io dubito che i valori neutrali siano da revisionare, perché io credo che i principi della giustizia o dell’onestà o della lealtà, della sincerità erano validi ai tempi di Roma antica e sono validi ai tempi di Roma moderna, perché sono valori che non sono assoggettati e assoggettabili alle trasformazioni del tempo. Bisogna stare attenti nel parlare di valori a non confondere i valori con la morale e con l’etica: i valori rientrano in un’etica ma non in un’etica moralistica, sono i valori morali che devono essere esclusi, benché si sappia che i valori hanno una loro moralità, ma questo lo diciamo a latere nel senso che noi sappiamo che hanno una valenza morale, ma di quale morale? Prendiamo uno Spirito che non sia incarnato: egli esprime alcuni valori che sono simili a quelli della Terra, Il valore della libertà può essere uno, il valore, ma qui non li definirei più valori, della sincerità può essere un altro, nel senso che lo Spirito non ha l’alternativa di mentire o dire la verità, lo Spirito è sempre verità quando si comporta in relazione con situazioni qualunque esse siano, lo Spirito è sempre libero, relativamente, pro-porzionatamente alla sua evoluzione, quindi via di questo passo vi sono dei valori similari che noi tenderemmo a considerare valori universali in quanto dello Spirito, in questa misura. E quindi la giustizia per esempio, che le cose accadano in perfetta giustizia, questo è da noi come può essere da voi, ma sulla Terra bisogna stare attenti a non sconfinare in ciò che viene definito morale, perché la morale è insita nel valore, perché è evidente che una persona che sia leale lo è verso tutte le situazioni, non soltanto verso alcune situazioni. Ecco che i valori neutrali diventano la base attorno alla quale si può costruire una psiche. A questo punto qualcuno potrà obiettare: ma un uomo del genere, che non sia stato reso furbo, che probabilità di sopravvivenza ha in un mondo fatto di furbizia? Qui naturalmente cessa il mio intervento, perché è un problema di scelta vostra. Se volete che i vostri figli, i vostri nipoti, chiunque essi siano, crescano in un modo o nell’altro, è una vostra responsabilità, certo, e qui io come Spirito non posso consi-gliarvi altro, devo soltanto dirvi come stanno le cose. Se i valori sono più ammorbiditi, allora cominciano i se e i ma: sì tu devi essere giusto ma,… devi essere buono ma attento che poi l’eccessiva bontà ti porta a farti sopravanzare dagli altri. Devi essere onesto si, ma non al punto tale da dover sacrificare, etc.., devi essere leale sì, ma attento perché gli altri sono sleali, quindi attenti che questa lealtà cada nel punto giusto: come vedete avete già stravolto tutti i principi, perché se voi offrite un se e un ma alle persone, praticamente le avete già trasformate in uomini dalle molteplici opportunità e situazioni nelle quali poi giudicare secondo il proprio tornaconto, perché i se e i ma sono finalizzati al tornaconto, tenete presente. Cioè voi non mettete in gioco anche la possibilità che possiate soccombere, voi non mettete in gioco che nella vita si possa essere leali, giusti etc. e naturalmente soccombere, non siete abituati a perdere, volete sempre vincere, ed invece dovete anche abituarvi a perdere per affermare un principio di giustizia, di chiarezza, di lealtà, dovete anche perdere, perché è chiaro che altrimenti se vi ponete in difesa naturalmente avete declassato i valori e li avete adattati alle vostre situazioni personali, dunque ai vostri egoismi e tornaconti personali.

D.: Se concordi sul fatto che la libertà possa essere data al ragazzo man mano che se ne dimostra maturo, come comportarsi quando questi tempi ovviamente individuali si trovano in contrasto con quelli culturali in cui mediamente vengono consentite le libertà? Ciò crea discrepanze che in età adolescenziale il ragazzo subisce perché vorrebbe allinearsi ai coetanei, ma c’è differenza tra lo scegliere coscientemente la trasgressione e l’esservi costretto, da cui il sentirsi un di-sadattato. Dav’è l’errore e come affrontare questa situazione?

A.: Credo che tu stessa abbia dato la risposta, nel senso che se un giovane sa che la trasgressione è scelta da lui è un atto libero e meditato. Poi bisogna vedere trasgressione da che cosa: si trasgredisce ai propri principi, questo è il punto, che cosa viene trasgredito. Il trasgredire implica quasi sempre la morale convenzionale più che i valori. Il punto è che avendo valori radicati, valori e non morale radicati, le trasgressioni non avvengono, perché il giovane rifiuterà le trasgressioni; non stiamo parlando di morale, di convenzioni morali, stiamo parlando invece di esaltazione al massimo della libertà, in cui ciascuno sceglie di trasgredire la morale, di trasgredire l’etica, ma l’etica e la morale non gli appartengono, gli appartengono i valori, è questo il punto ed è la differenza, perché se per morale si intende la morale convenzionale di tipo sessuale, allora cosa significa trasgressione ? Non ha alcun significato, alcun senso, ciascuno fa ciò che gli pare, e ciò che lo fa crescere, quella è la morale, la morale non è seguire la morale, perché è immorale non seguire invece i propri bisogni e le proprie nature di voler modificare la propria esistenza, le proprie esperienze, il cambiamento etc., quello è morale, ed è sempre morale. Chi fa le cose sperimentalmente per accrescersi è sempre nella morale. Io credo che se si fa un discorso chiaro sui valori, tutto viene di conseguenza, e diventa probabilmente anche inutile tutto il resto del discorso, perché chi è radicato nei valori tende sempre ad affermarli, e ciò che fa è sperimentazione dei valori. Il problema è che c’è sempre confusione tra valori, morale, etiche, prescrizioni, tabù, c’è una grande confusione in tutto questo perché predomina una morale anzi un moralismo elevato ad etica ed a valori. C’è un moralismo che viene scambiato per valori, ma c’è un errore proprio di impostazione, di definizione. Il tuo discorso va bene soltanto perché stiamo parlando di un moralismo che diventa valore, e quindi c’è un errore di base. Io sostengo invece che un giovane educato a valori non abbia bisogno della morale, perché la morale è insita nell’uso di questi valori fondamentali; se proprio si deve evocare lo spettro della morale, nel senso che ogni valore è giusto, ed in questa misura è morale ed è sacro, e quindi non c’è bisogno di crearsi complessi di colpa che sono morali, né di abdicare alle regole della società, che sono etica, ma si resta nell’alveo dei propri valori essenziali che sono contemporaneamente morali ed etici, perché, ripeto, un comportamento che segue e ricalca i valori è un comportamento sempre giusto e non può non esserlo.

Naturalmente anche il soggetto che sia cosi ben equilibrato può sbagliare, questo è fuori discussione, ma l’errore viene vissuto come una autentica deviazione dal proprio sistema interno, e quindi il soggetto tenderà sempre a ripristinare l’ordine perché è un principio omeostatico, se sono stati radicati sin dall’inizio della vita i valori. Allora il colloquio tra genitori e figli, la difficoltà di comunicare sta nella improprietà del linguaggio, nel fatto che genitori parlano di cose che non sono valori, non sono mature, sono provvisorie, quotidiane, raccogliticce, perciò che è difficile essere genitori, non diciamo che sia difficile essere figli, è difficile essere genitori, il figlio è soltanto qualcosa che si accoda, che va dietro ai genitori come un peduncolo. Sta ai genitori rendere maturi i figli, ma per renderli maturi e quindi autonomi e indipendenti da loro stessi in quanto genitori bisogna che i genitori siano maturi, e quindi la maturità consisterà nel renderli non più dipendenti ma autonomi, staccati da sé, perché quando si distacca il figlio dalla madre, cioè quando si taglia la placenta, si taglia un cordone ombelicale che deve essere sostanzialmente psichico, non può esserlo subito ma deve esserlo a breve termine, ma perché sia libero dal genitore stesso bisogna che il ragazzo abbia questi valori dentro, perché questi valori sono la bussola per poter camminare nella via dello Spirito e nella via del mondo, come fanno gli animali che insegnano tutto al figlio e poi lo lasciano volare, lo lasciano libero. Allora senza bussola i figli saranno sempre senza bussola, dopo dovranno faticare l’intera vita per vedere da che parte gira l’ago, e diventa estremamente difficile, molto spesso impossibile, e allora si fanno vite un po’ raccogliticce, vite provvisorie, senza orientamenti.

D.: Oltre a quelli di cui già abbiamo parlato, quali reputi siano stati gli errori maggiori che la nostra generazione ha commesso come genitori, e ci sarebbe ancora modo di riparare?

A.: Gli errori più vistosi sono errori antichi, non sono neppure di queste generazioni, le generazioni subiscono altri errori, subiscono lo spettacolo di un mondo disorientato sotto il profilo religioso, economico, storico: che esempi hanno avuto tutte le generazioni dalla storia, che cosa la storia ha insegnato all’essere umano se non la prevaricazione, l’arricchimento, le ingiustizie, i ricchi e i poveri? Vorrei dire che gli errori sono errori religiosi, del potere che non ha colpito altri poteri, sono la non osservanza, il non aver seguito i grandi maestri, i grandi profeti, e di aver continuato a creare chiese che hanno disabituato al principio della giustizia, dell’ordine sociale, dell’ordine etico, sono i soliti problemi storici che magari si sono accentuati in determinati momenti della storia ma sostanzialmente direi che negli ultimi decenni sulla Terra avete comunque assistito ad un tentativo ancora andato a male di riconciliazione fra genitori e figli, anche se apparentemente è sembrato e sembra un problema di separazione, perché c’è comunque una intenzione da parte dei genitori di voler fare i genitori, e non si sa come, e da parte dei figli di voler essere figli e riconoscere i genitori. Questo processo culturale c’è da voi, probabilmente è cominciato dall’inizio del secolo, sia pure in forma attenuata, ma c’è stato questo tentativo di una conciliazione perché nei secoli andati il distacco era più grande. Nonostante si dica il contrario tra i genitori e i figli una volta, prima dell’ultimo secolo, non c’era assolutamente comunicazione, c’era una totale assenza e c’era un autoritarismo da parte dei genitori di cui si è fatto piazza pulita, col risultato naturalmente dell’anarchia, ovviamente, perché sono falliti i genitori ma sono falliti anche i figli, ma il tentativo c’è stato. Questo tentativo va naturalmente coltivato, ecco perché bisogna molto aiutare i genitori, ma aiutarli significa introdurre nuovi valori, nuovi principi, e poi tra le altre cose bisognerebbe che gli uomini si abituassero a fare figli non sotto la spinta emotiva ma sotto una spinta di sentimenti e di ragione, cosa che invece non accade, e i figli continuano ad essere il risultato di coppie irregolari e per coppie irregolari intendo persone che sono malamente assortite fra di loro, in questo senso. Quindi io non darei delle colpe specifiche ma soltanto delle colpe storiche; se il fenomeno sia irreversibile è difficile a dirsi ma certamente si tratta di un percorso lungo che implica una completa rivoluzione della cultura, una completa rivoluzione della scuola, quindi della famiglia ovviamente. Quando potrà accadere tutto questo? E chi dovrà farla? Dovrà farla lo Stato, soltanto lo Stato può essere designato a questa grande opera di rinnovamento, non certo le religioni, lo Stato, ma uno Stato che contempli però un umanesimo, uno Stato che riconosca i diritti dello Spirito, e qui naturalmente si gioca tutta la possibile utopia di una storia futura di cui al momento non esistono neppure le tracce, devo dire. Ecco perché noi ce ne preoccupiamo fino ad un certo punto. Avendovi detto che ciascuno Spirito viene sulla Terra per la propria espe-rienza, il problema sociale della Terra è un problema estrema-mente marginale. Quando lascerete la Terra infatti voi stessi non ve ne occuperete più, e non vi interesserà alcunché della vita umana. Quindi un cambio di prospettiva totale.

D.: Ipotizzando un tipo di educazione perfetta, che sviluppi un senso critico agguerrito contro cultura e sovrastrutture, il soggetto si troverebbe ad essere deprivato dello sforzo qualificante per uscire dalla trappola, o sarebbe lanciato verso esperienze superiori? E queste sarebbero possibili su questo pianeta in questo momento storico?

A.: Individualmente è sempre possibile tutto. Ciascuno esce dalla trappola riconoscendo se stesso e la propria natura, ed esce dalla trappola ogni volta che capisce di stare in trappola. Naturalmente le uscite possono essere caute o possono essere più vivaci. Uscire dalla trappola è rivoluzionare il proprio sistema di valori, ma soprattutto il proprio sistema morale. Una avventura utile anche per la cassa di risonanza che produce ogni cambiamento del genere, quindi direi che uscire dalla trappola sia sempre un fatto positivo, e si esce dalla trappola rivoluzionando tutto quello che vi è stato insegnato, e credo che sia un fatto positivo perché a prescindere dalla lotta, dalla utilità, la lotta e la utilità diventano un fatto personale, se poi diventa pubblico allora meglio ancora, se si diventa il trascinatore di un cambiamento ancora meglio, e questo lo si fa per vocazione, per scelta, o per averlo prescelto prima di incarnarsi. Io credo che la maggior parte delle persone è infelice perché è in trappola, a volte lo sa e a volte non lo sa, è infelice perché siete pigri, perché non avete volontà, credo che basterebbe poco per innescare un meccanismo di cambiamento, lo svegliarsi una mattina e decidere di mettersi un abito nuovo, costi quel che costi; gli atti di coraggio si inventano un po’, gli atti di coraggio forse hanno bisogno di complici, quasi sempre hanno bisogno di complicità, da soli forse non si parte, insieme si, da soli si tende ad impigrirsi, insieme si acquista coraggio, e più siete, più il gruppo cresce, più coraggio entra dentro di voi, perché il cambiamento anche se porta dolore è ispirato al piacere del cambiamento, quindi c’è comunque un godimento, una ricompensa, una ricompensa personale anche se la società tende a respingervi perché è una società moralistica !a quale ragiona per moralità e tabù e non ragiona per valori. Credo di aver finito; se vi sono ancora obiezioni sentiamo un po’ anche gli altri su tutte le cose che abbiamo detto.

D.: Dopo aver ascoltato le tue parole mi è tornato in mente quanto si diceva la volta scorsa sulla ricerca della propria identità, perché mi è sembrato di vedere alla base di tutto questo il lavoro per il centramento di un nucleo di identità. Un genitore centrato, che fa ricerca su se stesso, passerà inevitabilmente ai figli questo suo atteggiamento, sarà un modello. Chi non è avviato su questo cammino non so quanto potrà fare. Quindi per elevare il livello di certe dinamiche dell’essere umano c’è bisogno che ci sia una attivazione da più parti di questo processo di ricerca, di senso critico, di analisi di se stessi, perché questo possa arrivare fino ad una gestione dello stato, quando dovrà promulgare leggi. Il noc-ciolo mi fa pensare che tutto debba ricondursi a questo lavoro personale di questa nostra esperienza come esseri incarnati da fare su noi stessi, quindi è anche un problema di sensibilizzazione che si dovrebbe portare avanti.

A.: Ma come ho sempre detto questo è un lavoro individuale e personale, e nessuno lo può fare al posto di un altro, così come nessuno può educare un bambino al posto dei genitori, perché si tratta di una simbiosi iniziale, quindi di un rapporto che poi deve essere tagliato ma che deve continuare come rapporto, quindi genitori e figli posti gli uni di fronte agli altri nel momento della crescita e della formazione della prima personalità, che è poi quella che resta la personalità di base, con tutti i processi di individuazione e di individualità che vi sono connessi. Purtroppo devo dire che una volta che non è stato avviato, recuperare è difficile, anzi ogni recupero è un riadattamento che non ha la spontaneità, perché non si sono fissate le regole mentali; la mente è il prodotto di qualcosa, cioè il prodotto di una formazione, se la formazione non c’è stata, la mente registra quel che può registrare, compresi tutti i valori. Dopo disinnescare – voi lo sapete bene che cosa significa disinnescare, spesso c’è quasi l’impossibilità di disinnescare in maniera totale – disinnescare un comportamento sbagliato, un atteggiamento sbagliato è una operazione difficilissima. Provate a disinnescare una aggressività, provate a disinnescare il senso della non giustizia, parole astratte se vogliamo, ma concrete nella vita quotidiana, provate a disinnescare una scarsa bontà per sostituirla con una bontà piena, e come fate? Una persona che non sia generosa, come fate a farla diventare generosa? Me lo sapete dire come fare? E una impresa praticamente impossibile, tanto che voi usate dire che si nasce così, e non è vero, non si nasce, si diventa cosi, si diventa generosi se vi sono esempi di generosità, si diventa di bontà piena se vi sono esempi di bontà, si diventa giusti se non si subiscono ingiustizie, perché altrimenti si producono le forme reattive, si diventa non nevrotici con genitori non nevrotici. Quando siete diventati adulti dovete curarvi; curarsi significa prendersi cura dei propri errori comportamentali, ma disinnescarli è difficile perché ogni cosa appresa da bambino si è fissata proprio biochimicamente nel cervello, e allora l’operazione di cancellazione implica un lavoro improbo per il quale non basta una vita. Voi potete affrontare una parte di voi. Naturalmente devo dire che non tutte le parti saranno sbagliate, ma in tanti soggetti con genitori completamente disadattati spesso tutte le parti sono disadattate e tutte le parti sono costruite in un determinato modo, ecco perché dal punto di vista sociale il figlio del delinquente è sicuramente un delinquente, perché è stato costruito così, il figlio di una persona onesta sicuramente è una persona onesta se il genitore gli ha trasmesso bene l’onestà. Certo, nessuno può pretendere che il genitore abbia tutte le virtù messe insieme, perciò noi parliamo di principi base, il resto si può costruire anche nel corso della adolescenza, perché se il lavoro fondamentale è nei primissimi anni di vita, nei primi due o tre anni, dopo non per questo cessa il lavoro dei genitori che completano l’insediamento dei valori, ma intanto devono cominciare a dare quelli base, alcuni dei quali è necessario darli subito e graduarli, alcuni dei quali vengono rinviati man mano che il bambino cresce e che dunque possa anche razionalizzarne una parte e valutarli insieme ai genitori, ma c’è una parte che va data subito, cioè va operato un vero e proprio fissaggio nella mente che si sta formando. Dopo cosa volete fare, dopo dovete curare una mente e curare poi rispetto a quali valori? Ecco che anche chi cura deve sapere cosa deve curare e fino a qual punto va curato un moggetto. Ma diventa in questo modo la vita una grande fatica, perché nel frattempo sorgono le complicazioni, nascono altri figli, è una catena che si ripete, si contrae, si complessivizza.

D.: Un genitore che si inette su una strada sempre maggiore di comprensione di se stesso, migliora se stesso e questo miglioramento passa ai figli?

A.: Se i figli sono già cresciuti non passa assolutamente niente, questo è bene dirlo con chiarezza, passa soltanto se si tratta di un bambino di due o tre anni, ormai i figli se sono cresciuti sono cresciuti, cosa volete che importi loro…

D.: Ma anche il contatto di un adulto con un altro adulto senza il legame genitori-figli, una persona matura trasmette un miglioramento ad una persona con la quale vive, perché questo non si dovrebbe verificare tra genitori e figli?

A.: Certo che si verifica anche tra genitori e figli, soltanto che vi trovate di fronte a persone già formate, che a loro volta devono fare un lavoro di riconoscimento e di modifica, quindi devono intanto riconoscere di avere delle parti sbagliate che vanno modificate. Per quanto riguarda i figli tenete conto di una cosa, che tutta la relazione affettiva e psicologica è dai genitori verso i figli, non dai figli verso i genitori, questa è una cosa importante da dire, i genitori amano i figli e sono psicologicamente legati ai figli non quanto i figli amino e siano legati ai genitori. Questa è una cosa importante, perché l’azione di modificazione avviene quando comunque c’è una trasmissione empatica carismatica. Naturalmente mi sembra evidente che qualunque azione positiva può influenzare anche l’altro, quindi certamente influenza anche i figli, ma normalmente i figli guardano sempre con sospetto le attività dei genitori, perché generalmente i figli, almeno nelle società culturalmente avanzate, tendono a perdere la stima dei genitori, e questo perché c’è un tipo di crescita diverso: il giovane ha tutta la vita davanti a sé, e ormai considera i genitori lungo una via di fuga, verso la fine, verso la morte, è come se i genitori avessero assolto al loro compito ed è come se non avessero più alcun valore, più importanza. L’affetto è tradizionale, tranne nelle forme patologiche di fissazione genitoriale, e dunque io non sottovaluterei questo aspetto: i figli possono ancora essere influenzati come accade in ogni altra famiglia, ma i figli sono molto più influenzati dai propri amici che dai propri genitori, quindi è una utopia, una illusione quella di credere di poter influire suí figli, sui figli influiscono più gli amici che i genitori, questo per tanti e tanti motivi, come credo sia accaduto a tutti quanti voi se avete vissuto una vita di giovani come l’avete vissuta, e dunque la presenza di amici sani ha una notevole importanza, e quindi ecco che io insisto a voler essere seri sull’importanza della maturità dei genitori quando ancora non hanno fatto i figli. Dopo saranno tutte correzioni, potete discutere, ne parlate, ne parlate ma non riuscite a modificare l’organizzazione di base della personalità, questa è la verità.

D.: Hai detto dei primissimi anni di vita, e quando manca un genitore in questi anni recuperarlo è difficile.

A.: Certamente che diventa difficile.

D.: Può anche mancare perché è stato in guerra.

A.: Ma certo, un genitore può anche morire, una madre può morire nel dare alla luce un figlio: è naturalmente una mutilazione che si sentirà nel corso della vita, si avvertirà inevitabilmente, e non fatevi illusioni che la sostituzione sia facile, non è facile, perché il rapporto di empatia che c’è tra un bambino che nasce ed i propri genitori è un rapporto di empatia non sostituibile. Certamente al meglio chiunque potrà fare, un educatore, un altro parente, oppure il genitore sopravvissuto che si moltiplica, ma per quanto possa moltiplicarsi c’è una funziona guida che è anche di tipo sessuale tra un genitore ed un figlio. Il figlio continua a crescere nella sessualità, cioè nell’essere maschio o femmina rispetto all’essere maschio o femmina del genitore con cui si riferisce, e questo fa parte, perché ovviamente abbiamo parlato di valori, ma avremmo potuto parlare di tante altre cose, dei processi di identificazione e di crescita sessuale, per esempio, che necessitano della presenza dei due genitori. Ovviamente quando manca si creano facilmente turbe, con estrema facilità. Naturalmente noi parliamo nella genericità dei casi, perché poi dipende dalla capacità di questo bambino, da come agiscono i principi ereditari dentro di lui, dalla sua capacità mentale, dalla sua sensibilità mentale che può essere un fatto organico e non più psicologico, ma è chiaro che la mancanza di un genitore o di ambedue i genitori è una mancanza che si farà sentire nel corso della vita.

D.: Ogni discorso che riguarda l’uomo è sempre di una complicazione estrema.

A.: Sì, è molto complicato; infatti è chiaro che noi anche parliamo utopicamente, sappiamo bene che un modello perfetto non si può realizzare, perciò noi parliamo comunque di una possibile compensazione della struttura della personalità, laddove difetti e virtù si mescolano, ma il soggetto li compensa abbastanza bene e riesce dentro di sé a distanziare le parti sbagliate o almeno a poterle controllare. Così ad una persona che sia per esempio eccessivamente emotiva o eccessivamente aggressiva bisogna insegnare il controllo, almeno questo. Non essendo riusciti i genitori a non trasmettergli la violenza, bisogna insegnargli almeno il controllo perché sorgano delle compensazioni. Naturalmente entriamo poi nel solito discorso se i genitori siano in grado di trasmettere ed insegnare il controllo dell’emotività, ma io su questo non posso dire nulla, ritorno al mio discorso di prima che per fare i genitori bisogna essere maturi e sapere almeno l’ abc della vita, se non si sa questo stiamo parlando di una cosa inutile, è come parlare di mettere in cattedra in una università una persona che sia un somaro. Credo che voi non consentireste una cosa del genere ed invece voi consentite che vi siano dei somari in quanto genitori che si mettono a fare i genitori e quindi io non ho nulla da dire su tutto questo. Probabilmente occorrerebbero delle leggi e delle regole che vietassero ai somari di diventare genitori.

Condividi questo postShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento