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Dittico concettuale tra opulenza materiale e luce interiore dello spirito

Viviamo in un’epoca ossessionata dal benessere materiale, dal successo economico e dall’accumulo di sicurezze. La nostra cultura valuta la qualitΓ  di un’esistenza in base al livello di agio e di comfort che riesce a garantire. Di riflesso, guardiamo alla povertΓ  o alla privazione come a una sventura assoluta, una condanna sociale o, nei salotti della spiritualitΓ  edulcorata, come a un “blocco” da superare.
Ma se ribaltiamo il punto di osservazione e guardiamo la realtΓ  dal punto di vista dello Spirito – ovvero della forza cosciente che abita temporaneamente l’involucro biologico – i parametri umani si azzerano. Le situazioni di comoditΓ  e di ricchezza non sono premi, ma anestetici: creano una zona di comfort che addormenta la coscienza e impedisce quel contatto profondo che si attiva solo sotto lo sforzo della frizione materiale.
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La millimetrica precisione del Maestro Andrea ci costringe a guardare in faccia la meccanica dell’incarnazione, senza filtri consolatori:
Β«Paradossalmente la felicitΓ  o l’illuminazione non passa attraverso il benessere della ricchezza o dello stomaco pieno, ma passa anzi attraverso la mortificazione, se vogliamo usare questa parola, attraverso la povertΓ … Sicuramente Γ¨ maggiore l’esperienza della pancia vuota rispetto all’esperienza della pancia piena, dal punto di vista dello Spirito.
Sembra dunque che tutte le situazioni di agio, di comodo, di ricchezza, non riescano a produrre quella zona franca che nel vostro interno Γ¨ deputata al contatto con lo Spirito. È in questa luce che “nessun ricco entrerΓ  nel regno dei cieli”… Lo Spirito si avvantaggia comunque di quelle vite semplici e molto spesso attraverso il dramma della miseria o addirittura della fame, si traggono esperienze della materialitΓ  sicuramente in maniera piΓΉ congrua rispetto alla stessa esperienza che puΓ² fare chi ha la pancia piena.Β»

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Questo passaggio scardina ogni residuo di moralismo borghese. Lo Spirito non sceglie l’incarnazione per “stare bene” o per godersi le vacanze terrene: sceglie lo scenario d’aula piΓΉ utile a trarre l’esperienza della materialitΓ .
La cellula nervosa ha bisogno di stati di tensione e di alterazione della stasi per ridestarsi. Chi ha la pancia costantemente piena, chi vive protetto dalle proprie regole di salotto e dalle comoditΓ  del denaro, si ritrova con canali di comunicazione dello Spirito ostruiti da ingombri culturali e materiali. L’agio crea una finta sicurezza che genera vite passive; e, come sappiamo, le vite passive non creano esperienza e non determinano alcuna evoluzione.
Il vero problema del pianeta, dunque, non Γ¨ la povertΓ  in sΓ©, ma l’attaccamento alla ricchezza, che satura la mente e chiude lo Spirito nella prigione del corpo. Soffrire la privazione o il digiuno non Γ¨ una punizione divina, ma una disciplina psicofisica spietata che obbliga lo Spirito a partecipare alla materia con una forza maggiore.
Quante delle attuali “sicurezze” materiali e abitudini comode stanno fungendo da puro sonnifero per la coscienza interiore? La privazione non Γ¨ un danno, ma la zona franca in cui lo Spirito finalmente si sveglia.

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