L’ipocrisia sociale e il falso problema morale dell’aborto.

Il dibattito terreno sull’interruzione di gravidanza è uno dei terreni in cui la psiche artificiale dell’uomo manifesta la sua più profonda incoerenza. Quando la massa, la politica e le istituzioni si scontrano sulla moralità o sulla legalizzazione dell’aborto, muovono leve che non hanno alcun riscontro nella realtà geometrica dell’Oltre. Si agitano pseudo-problemi, si costruiscono miti e si fa molta retorica, nascondendo sotto l’etichetta del “morale” quello che è semplicemente un tentativo della struttura sociale di normare, giudicare e coartare l’individuo.
Se affrontiamo la questione a freddo, e non a caldo sotto l’onda dell’emotività biologica, l’impalcatura dei dogmi crolla da sola. Le lezioni magistrali affrontano questo nodo con una lucidità spietata, partendo proprio dall’analisi della presunta certezza dell’anima fin dal primo istante:
«Le cose sono abbastanza semplici, tutto sommato. Io mi meraviglio che sulla Terra si pongano ancora dei problemi del genere, ma penso che siano solo di ordine religioso, altrimenti… I fatti lo smentiscono. Sulla Terra accettano tutti, in maniera decisa, che c’é un’anima che s’incarna al momento del concepimento. Altrimenti non vedo perché dovrebbe porsi il problema, proprio a livello sociale, politico, scientifico. C’è dunque, questa certezza, perché, se non c’è, il problema è soltanto un problema d’ipocrisia.»

L’incongruenza della “difesa della specie” e del sovrappopolamento
Uno dei paraventi più utilizzati dalla retorica laica o pseudo-scientifica è la necessità di tutelare la razza o la conservazione della specie. Ma anche su questo tavolo, la logica terrena si rivela fallimentare e contraddittoria. Se l’obiettivo fosse davvero la protezione biologica della specie ad ogni costo, la società dovrebbe vietare ogni forma di controllo delle nascite. Al contrario, la realtà della Terra mostra uno scenario opposto:
«Ammettiamo che sia questa la ragione. Allora, per difendere la specie non si dovrebbe anzitutto porre affatto il problema della limitazione delle nascite… C’è poi la questione della difesa della specie, ma dal momento che vi state superpopolando, sulla Terra, è un problema che non si può neppure porre. Dovreste essere di meno, direi che dovreste essere distribuiti meglio sulla Terra, ma poiché avete costruito così le vostre città, i vostri paesi, diciamo che siete in troppi. L’essere in troppi dal punto di vista dello Spirito va bene, perché ci sono più spiriti che s’incarnano, siamo d’accordo, ma io considero anche che si ponen condizioni difficoltose di vita e di organizzazione.»

Il pianeta non si trova in un vuoto biologico che richiede una difesa disperata della razza. Non esistono argomenti scientificamente o logicamente validi che giustifichino la compressione della libertà individuale in nome di un’emergenza della specie che, nei fatti, non esiste.
La sovranità del corpo e il rifiuto delle leggi coartanti
Il vero fulcro della questione si sposta così dal piano cosmico a quello puramente politico e umano. La società terrena è una trappola difensiva che tende alla conservazione e all’obbedienza all’autorità, e lo fa moltiplicando vincoli e leggi oppressive che limitano la sovranità dell’individuo sulla propria materia corporea. L’insegnamento magistrale ristabilisce una gerarchia di valori fondata sulla libertà assoluta:
«In fin dei conti, un essere dovrebbe anche considerarsi libero di fare ciò che vuole, quando si tratta del proprio corpo, tutto sommato. Certo, un uomo è legato alle leggi del suo paese, ma se queste leggi intervengono in maniera da coartare la libertà personale, è giusto o non è giusto? Qui sta il punto della discussione; perché, in quanto al problema morale credo che ognuno lo risolva da sé. Ognuno, se compie degli errori, ne risponde da sé dopo la morte, e sulla Terra non può rispondere di nulla inquantoché bisognerebbe dimostrare (e veramente bene) che la razza debba essere difesa fino a questo punto. E non credo che si possano portare argomenti validi per questa difesa della razza. Io, francamente, sono per la libertà dell’uomo. Voglio dire che siete già legati e oppressi da tante e tante leggi che, francamente, quando vi sento parlare di leggi che danno libertà, anziché toglierla, devo naturalmente consentire.»

Nei primi tre mesi dal concepimento, l’aborto non costituisce un problema spirituale. Non vi è alcuna legge di Dio, né alcuna dinamica dell’Universo che intervenga a giudicare o condannare questo transito materiale. È una gestione esclusivamente umana, un ambito in cui lo Spirito non è ancora sintonizzato e non subisce alcuna lesione.
Trincerarsi dietro i tribunali della morale o del senso di colpa sociale è un atto di debolezza della psiche artificiale. Ogni essere umano risponderà della risonanza delle proprie scelte da sé, nel post-mortem, davanti alla fredda e ferma evidenza della propria coscienza individuale, totalmente libero dalle ipocrisie, dai miti e dalle sentenze degli uomini.

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