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  1. Buonasera.
    Vorrei chiedere cortesemente se l’ entità M. che parla in questo audio e che fu pilota di aerei della prima o della seconda guerra mondiale, è in realtà quello che in altri audio e testi che ho sentito nei canali Facebook è indicato come il Maestro Michele.
    Grazie,
    Nico

  2. Caro Nico,
    le sue riflessioni meritano una precisazione tecnica ed epistemologica essenziale per non cadere in facili fraintendimenti.
    La somiglianza nel timbro e la debolezza della voce tra il pilota Mario Visentini e il Maestro Michele non dipendono da un’affinità anagrafica, ma da una precisa dinamica d’attrito medianico. Entrambe le entità, a differenza di Andrea, non dispongono della forza energetica necessaria a far vibrare pienamente le corde vocali del medium.
    Le voci risultano esitanti, affannose, lente. È lo stesso identico timbro che l’iconografia del cinema ha fatto proprio per esigenze sceniche, assecondando l’aspettativa di un pubblico che pensa che gli spiriti debbano manifestarsi sempre con quel tono “d’oltretomba”. L’industria cinematografica non ha inventato nulla: ha semplicemente preso un dato fenomenologico reale – il fatto che in molte sedute l’impatto fonico sia effettivamente faticoso – e lo ha trasformato in un cliché commerciale. In realtà, quell’andamento rallentato è la dimostrazione macroscopica dello sforzo meccanico che un’energia deve compiere per piegare la biologia del medium e produrre un suono nella nostra densità. La voce sottile è il risultato di un minor impatto sullo strumento corporeo, non un tratto identitario dello Spirito.
    Per quanto riguarda il ritratto di Andrea, l’immagine è stata elaborata partendo esclusivamente dai pochi dati descrittivi emersi dalle sue stesse parole: un uomo anziano, con la barba e con la sua caratteristica fisica saliente dell’occhio leggermente storto. Se lei ha creduto di riconoscere in quel volto un personaggio storico basandosi su ritratti o statue del Seicento, si muove nell’ambito delle pure ipotesi soggettive.
    Andrea non ha mai rivelato la sua ultima incarnazione, ed è bene ricordare che parliamo di un’energia che ha all’attivo un intero percorso nei confronti della Terra di circa 2.000-2.500 anni, con un numero complessivo di circa 30-32 incarnazioni, intervallate anche da periodi di vuoto non calcolabili linearmente con il tempo umano.
    Taluni, colpiti dal suo metodo scientifico, hanno ipotizzato Galileo o Giordano Bruno; io stesso, basandomi sulle scarnissime notizie da lui riferite – quando a domanda sul perché conoscesse così a fondo le vicende del Cristo rispose di esserne stato un contemporaneo –, ipotizzo che una di queste tappe sia stata la figura di un grande retore e filosofo del passato, un notabile dell’aristocrazia del mondo romano di quell’epoca.
    Ma la realtà è che una singola identità terrena o una frazione anagrafica non hanno alcuna importanza di fronte a una stratificazione biologica e spirituale così vasta: la sua conoscenza viene da molto più lontano. Il silenzio sul passato è una scelta fatta ad arte dai Maestri per un motivo che già sappiamo: impedire che l’uomo si arrocchi nel mito e nel culto del nome, costringendolo a valutare l’Insegnamento solo per il suo rigore logico.
    Cordialità,
    Aurelio

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